Quasi quasi faccio un corso di scrittura

mercoledì, marzo 31, 2004

Oggi mi arriva una mail elegante e forbita indirizzata all’llustrissimo dottor Fabio Giovannini, ché lui sarebbe il direttore responsabile del Foglio Letterario e quindi a lui scrivono. La mail dice che finalmente esiste un nuovo marchio editoriale, creato con la finalità di istituire un rapporto di collaborazione e confronto continuo tra le culture latine europee. E già qui la cosa mi risulta poco chiara e qualche dubbio in merito mi comincia a venire, quando si mettono in ballo le culture latine e si scomoda l’Europa sento puzza di bruciato. La mail continua e afferma che la nostra casa editrice ha deciso di pubblicare l’opera di uno scrittore esordiente italiano all'interno di un progetto editoriale di respiro internazionale. Cavoli, niente meno. Vogliono un autore esordiente per un progetto di respiro internazionale, non lo sapevo che gli esordienti fossero così importanti, figurati io credevo che se non li pubblicava Mozzi-Sironi contavano un cazzo in Italia gli esordienti. Però forse mi sbagliavo. Mi sa che sono troppo diffidente e stizzoso come mi ha già detto qualcuno. E allora continuo a leggere e apprendo che le opere dovranno essere inediti di autori che non hanno ancora pubblicato nulla, fatta eccezione per articoli su riviste o testi in opere collettive. Che bella questa definizione, scritta con un italiano che non lascia dubbi sulla qualità intellettiva di chi è deputato a giudicare i testi, vogliono inediti di esordienti che non abbiano mai pubblicato nulla. Dicono per tre volte la stessa cosa ma fa lo stesso, forse vogliono ribadire il concetto che loro investono sui nuovi autori. Sono dei filantropi questi nuovi editori e poi ci dicono pure che i testi saranno seguiti per essere pubblicati in Italia e contemporaneamente tradotti e pubblicati in Francia, Spagna e Portogallo. Niente meno. Ma tu pensa che gli esordienti non li vuole nessuno e loro invece li traducono e li pubblicano anche all’estero. E poi mica è finita qui, dicono che il dattiloscritto dovrà essere inviato in forma cartacea con allegato un curriculum e un indirizzo di posta elettronica al quale inviare le notificazioni di ricevimento. E poi chiariscono che non accettano di tutto, no, loro vogliono solo letteratura vera e cercano testi pieni di vigore espressivo, innovazione ma non sterile avanguardismo o vuoto giovanilismo, dai contenuti non ancorati a problematiche contingenti (internet, terrorismo ecc.), meno che mai accettano gialli o polizieschi a meno che non siano pretesti per riflessioni meno di "genere". E ci tengono a precisare che non sarà previsto alcun contributo da parte dell’autore per la pubblicazione del testo selezionato, che sarà promosso e distribuito su scala nazionale a cura e spesa dell’editore.

Alla fine di tutta questa sbrodolata chiedono all’illustrissimo dottor Giovannini di inserire la presente nota all’interno delle News della vostra rivista letteraria e ci dicono anche che per ogni dubbio o chiarimento possiamo contattare l’editore. Io leggo la lettera due o tre volte, ci penso sopra un dieci minuti, poi scrivo a un collaboratore del Foglio, gli chiedo come la vede e attendo la risposta.

"Come vuoi che la veda…" mi fa.

"In che senso?"

"Nel senso che promettono troppe cose…"

"Pare anche a me" rispondo.

"Secondo me sono a caccia di polli da spennare"

"Quasi quasi li sputtano" concludo.

"Tanto ormai ci sei abituato" fa lui.

Ci penso su un altro pochino e poi mi dico che la lettera è diretta a Fabio Giovannini e siccome lui non c’è sai cosa faccio, la prendo e la butto nel cestino alla sinistra del computer e ne faccio di niente, ché mica sono Pinocchio, mica ci credo al Campo dei Miracoli. Questo nuovo editore a caccia di esordienti puzza d’imbroglio lontano un miglio e figurati se lo metto nelle News del Foglio Letterario, ché almeno Libroitaliano e Firenze Libri pagano le inserzioni pubblicitarie, questo editore no, questo la vorrebbe pure gratis. A questo punto completo il servizio e vi dico che questo editore si chiama Il Catamarano, così vi difendete meglio se lo incontrate per strada. Un nome più adeguato non lo potrebbe avere, pare che glielo abbiano messo per via delle attinenze tra letteratura e mare, pure se mi sembrano già alla deriva e mi pare la differenza tra soldi e assegni la conoscano bene, mica devono andare a lezione da mio padre.

postato da gordiano | 21:44 | commenti (11)

domenica, marzo 28, 2004

Oggi è domenica e come dice Pallavicini su Pulp i bancari scrivono. E allora parliamo ancora di Pulp che se lo merita e diciamo che proprio nello stesso numero dove hanno recensito Quasi quasi la copertina è dedicata a Vinicio Capossela vestito da ussaro o da corriere dello zar, che mi ricorda tanto Michele Strogoff nella versione con protagonista Topolino edita da Walt Disney. Vinicio Capossela ha scritto un libro di racconti che sono quarantanove come quelli di Hemingway, e questo paragone del cazzo l’ha fatto lui io mi limito a riferirlo. Vinicio Capossela, ci dicono quelli di Pulp, non è mica un Jovanotti qualunque, lui è un grande scrittore, e ce lo raccontano per sei pagine con un’intervista delirante fatta di domande e risposte incomprensibili, io ci provo a leggere con attenzione ma non capisco una mazza di quello che dice Capossela. A questo punto m'immagino cosa possono dire i racconti se l’autore li definisce roba che parla di colica di vita e di immaginazione, di personaggi che per purificarsi dal linguaggio sono costretti a non parlare per non finire a esprimersi con la stessa lingua di tutti, di parole che devono smettere di essere un muro. E poi vi raccomando il titolo della raccolta, Non si muore tutte le mattine, che non vuol dire un cazzo ma lui ne ha parlato con il pasticcere sotto casa che è una persona comune e allora è il più indicato a scegliere i titoli, il pasticcere l’ha approvato e Capossela l’ha messo. Ecco di questo scrittore cantante ne parla il mondo, c’era un articolo pure sul Tirreno di ieri e uno su Repubblica e poi sul Corriere della Sera e via dicendo. Cosa ci volete fare, lui è Vinicio Capossela, un cantante scrittore, uno dei tanti, che se non sarà come Jovanotti sarà come Luca Carboni, che pure lui ha pubblicato da poco un libro di racconti e adesso gira l’Italia per fare reading di lettura. Magari uno di questi giorni Capossela, Jovanotti e Carboni si incontrano al costanzosciò e ci leggono i racconti, le loro storie assurde che fornicano e proliferano, quelle farfalle riposte in teche di vetro, quei parti fantasiosi che si mettono il vestito nuovo. E le definzioni sono tutte di Capossela, mica me le sono inventate.

postato da gordiano | 10:57 | commenti (14)

venerdì, marzo 26, 2004

La rivista di critica letteraria PULP ha parlato di Quasi quasi. Cliccando qui è possibile leggere la recensione.

postato da gordiano | 17:50 | commenti (6)

domenica, marzo 21, 2004

Allora, ieri sera vagando per la rete mi imbatto nel forum di Scipioni su www.leggendogodendo.com che ogni tanto ci capito. A parte i soliti interventi di gente che non ha letto il mio libro o che ci ha capito poco o che mi ricorda come autore di un racconto per loro così terribile intitolato "Il frocio", c'era un post davvero interessante che la dice lunga sullo stile di certi editori, che chiamarli editori è farli un complimento grosso. Ve lo passo pari pari, lo ha scritto Marco Valerio, un editore semisconosciuto di Roma, introvabile inlibreria ma che si dà arie di scopritore di talenti.

Tanto per il gusto di rinfocolare le polemiche, vorrei raccontarvi quel poco che so degli autorevoli scrittori ed editori citati in interventi precedenti di questo forum. Di Gordiano Lupi, affezionato mittente di mailng list invadenti quanto poco interessanti, lessi in anteprima la proposta di pubblicazione del libro sulla Santeria cubana, ora pubblicato da Mursia. Onestamente, impiegai circa dodici minuti per decidere di inviarlo al grande cesto dei rifiuti cartacei, ne' mi pento di averlo sottratto al catalogo della casa editrice per la quale lavoro perche' finisse nel catalogo di un editore concorrente. L'idea narrativa, pur stimolante, era a mio parere sviluppata in modo assolutamente banale.

Allora, a parte che Marco Valerio la può pensare come gli pare sul mio libro, ma siccome lo aveva avuto come proposta editoriale e non come lettore pagante è quanto meno poco serio che vada a spiattellare il suo giudizio in un forum, per lo meno lo stile vorrebbe un comportamento diverso, ma lo stile è andato a farsi benedire mi pare. Non solo, tanto per essere precisi Marco Valerio di Cuba Magica ha letto l'indice e il primo capitolo (ché quello mi chiese) e lui da 15 pagine e in meno di 12 minuti ha capito che il libro non era da pubblicare. Tanto è vero che poi lo stesso libro ha pubblicato Mursia che lo ha letto per intero e la cosa che più ha apprezzato è stato proprio il modo in cui ho sviluppato un argomento difficile. Cuba Magica infatti è un romanzo di viaggio, scritto con stile da narratore, un reportage narrativo, chi cerca uno sviluppo scientifico non lo trova, io non sono mica un atropologo. Poi scusate se a me non me ne può fregare di meno se non lo ha pubblicato Marco Valerio, anzi sono parecchio contento che a Marco Valerio non gli sia piaciuto che così mi sono salvato dal non vedere il libro in nessuna libreria d'Italia mentre adesso è reperibile ovunque. E sono uscite pure parecchie recensioni belle su Cuba Magica con buona pace di Marco Valerio. Resta il fatto della cauduta di stile. Un editore che commenta i libri ricevuti in lettore in un forum e che invece a me a suo tempo mandò la classica comunicazione formale dove diceva che "il libro non rientra nella nostra linea editoriale". Scusate se vi dico che per me il nome di questo editore va cambiato in Marco Buffone.

postato da gordiano | 08:35 | commenti (18)

venerdì, marzo 19, 2004

Se tu leggi il Corriere della Sera il giovedì di cose che fanno incazzare ne trovi a volontà, ma la più grossa l'ho letta nella rubrica di Vivian Lamarque che di solito si occupa di narrativa per ragazzi ma si vede che aveva voglia di esagerare e tanto per far vedere che è grata le dà da mangiare si è prodotta in uno spottone mondadoriano di quelli esagerati. Si chiede la simpatica Vivian, che io non la conosco ma di sicuro è una borghesuccia di quelle che parlano a bocca stretta tipo culo di gallina, come mai la gente non corre in libreria a comprare Oscar Mondadori come se piovessero dal cielo visto che li vendono con il trenta per cento di sconto. Vivian però non si contenta di questa affermazione pubblicitaria, che uno se la deve sorbire, d’altra parte la pagano in Rizzoli e ormai si sa che Rizzoli e Mondadori sono culo e camicia, anzi sono proprio la stessa azienda con lo stesso padrone che poi è il padrone di tutti i mezzi di informazione, ma lasciamo stare che il discorso ci porterebbe lontano. No, lei prosegue e dice che se al supermercato annunciano lo sconto del trenta per cento sulle orate e sui branzini tutti si precipitano a comprarle e allora adesso si dovrebbe fare lo stesso con gli Oscar Mondadori. Alla fine di questa considerazione idiota invita le mamme a uscire subito di casa per comprare ai loro ragazzi tanti buoni libri, soprattutto Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno che fu un grande successo nel 1991, e magari già che ci sono possono acquistare pure i thriller e i fantasy di Spinelli, Gaiman, Burgess, Brennan e Colfer. Però che cazzo di ragionamento che fa Vivian Lamarque e soprattutto in che mondo vive se paragona le orate agli Oscar Mondadori come se i libri fossero roba che si mangia, come se non ce ne avessero già tirati dietro abbastanza di romanzi tra Corriere, Repubblica, Stampa, Libero e chi più ne ha più ne metta. Le orate e i branzini mi pare che allegati ai quotidiani ancora non ce li hanno messi, pure se forse si stanno organizzando. Diamoli tempo.

postato da gordiano | 15:22 | commenti (6)

giovedì, marzo 18, 2004

Oggi invece ricevo questa lettera dall'amico Fabrizio di PROGETTO IHAD, una bella realtà che trovate sulla rete e che io conosco dai tempi di Lettere da lontano, quasi un secolo...

tre ore. per leggere il tuo libro. che leggendo tra le righe devi avercene messo di tempo a scriverlo. eppure lettura e scrittura hanno tempi diversi oltre che differiti. ho scoperto che abbiamo una cosa in comune: la banca. che ogni volta che scrivi qualcosa prima dovresti comunque metterci "sponsored by banca". pane e non fame. sono andato a milano martedi' sera sui navigli e sono entrato al libraccio. stampa alternativa?. al bancone novita', sono tutti lì... ed era vero. cosi' acquisto ed esco e mi mangio un gelato, il primo della stagione, tiramisu' e menta. ti ho letto con curiosita'. perche' volevo capire bene se quello che ad intuito in questi anni ho captato fosse proprio come mi appare ultimamente. la storia dei corsi di scrittura, gli scrittori in genere. volevo conferme. le ho avute. parto da baricco. io sono uno di quelli che i libri di baricco li ho comprati quasi tutti, mi sono risparmiato i saggi pseudocriticomusicali e next, e li ho anche regalati, molti, molte volte. fino a senza sangue. poi mi sono fermato. ho contato fino a tre. uno, due, tre. e mi e' bastato per accorgermi che il meccanismo si era rotto. baricco non funziona piu'. non suona piu' come una volta. io rimango fermo alla locanda almayer. ecco, alla locanda almayer ci sto ancora bene. se poi vuoi sapere come sono arrivato a leggere baricco, beh, la cosa e' molto stupida: quando avevo iniziato a scrivere le mie solite e banali paginette su i.h.a.d. (che e' l'unica cassa di risonanza che ho per mia scelta) qualcuno mi ha scritto che gli ricordavo molto baricco. ora, mi scuso con baricco perche' io non sono nemmeno degno di accostarmi alle sue capacita' narrative, ma un po' di curiosita' mi e' venuta ed allora ho iniziato a leggere, partendo da novecento. un crescendo e un diminuendo. sino a senza sangue. e l'abbandono. nel frattempo guardavo con una certa curiosa ingenuita' gli sviluppi della scuola holden, ricevevo e ricevo tuttora le newsletter di holdenlab, ma mi sono sempre chiesto retoricamente a chi giovasse tutto cio'... se ti insegnano ad essere creativo vuol dire che forse ne sei sprovvisto... ed allora perche' ostinarsi? e perche' insistere nel voler essere successivamente anche sprovvisto di soldi? perche' l'ultima iniziativa per un corso di web writing osta solo 303 euro e forse se mi iscrivo in fretta mi danno anche uno sconto del 10%. effettivamente caro gordiano tra i libri da non perdere segnalati c'e' anche l'elenco telefonico di atlantide di avoledo. ma credo che lo perdero'... e ne ho perse di cose sai? sono ignorante. ignoro da anni un sacco di cose. troppe forse. di belle e di cattive. e da quello che scrivi credo di essermi perso poco o niente per tanti aspetti. ho ancora il tuo lettere da lontano con dedica. a me e' sempre piaciuto. io a questi fottuti tramonti non riesco a farne a meno. perche' solo questo scrivo e scrivo questo solo per me. almeno conosco i miei limiti. non lo dico con ironia, non voglio essere frainteso.leggendo il tuo ultimo libro mi sono accorto di come tu sia cambiato, non ci
vuole molto lo so, ma ho pensato che alla fine e' normale che sia cosi'. una delle cose che su telemarket puo' essere interessante notare qualche volta, e' la presentazione di un pittore dagli inizi alla fine del suo percorso artistico. cultura spicciola la mia come vedi. di solito si parte con una bella tecnica ordinata ed accademica e si arriva ad uno scarabocchio finale. che mia mamma dice sempre che il primo e' piu' bello e che se sapeva disegnare e colorare cosi' bene perche' ha fatto quella fine... gia'. perche' avra' fatto quella fine? necessita' interiore credo. si cambia, si vedono cose nuove. la realta' viene percepita in maniera diversa. la nostra realta' occupa continuamente il solo spazio che copre il nostro sguardo. e forse arriva un momento che lo sguardo non ti basta e lavori di fantasia. crei. per questo baricco oggi non riesco a farmelo diventare nemico al 100%. perche' a creare e' bravo. e finche' lo ha fatto per necessita' interiore l'ho anche amato. oggi crea ancora. ma soddisfa altri bisogni. ed allora e' meglio avere scritto sponsored by banca che by holdenlab. si e' meno ipocriti. io non sono scrittore, non sono nemmeno un poeta, un artista. chiamatemi manifestatore. manifesto cose mie e le tengo per me e pochi intimi. non ho mai partecipato a nessun concorso letterario, mai. ci ho pensato, lo ammetto, ma mi sono detto "cosa mi cambia?". la risposta e' stata "niente". ed allora le mie cose sono salvate su questo pc e li' dentro stanno bene, che se hanno caldo la ventola gli fa aria. carver. appunto. stavo dimenticando. raymond carver l'ho scoperto per caso un anno fa. non mi ricordo esattamente l'occasione, ma mi aveva attirato il fatto che non scrivesse romanzi ma racconti. solo racconti. bene mi sono detto. perche' allora non sono il solo a non avere un'idea di cosa voglia dire scrivere pagine e pagine, centinaia di pagine.
gia' alle elementari buttava cosi'. temi sempre corti, guardavo i fogli protocollo dei miei vicini di banco riempirsi ed io che avevo sempre cosi' poco da scrivere. ed allora razionalizzavo a mio favore: e' il contenuto che conta ripetevo. ci sono andato vicino. di carver apprezzo le atmosfere. crude. e la brevita'. lui e' un grande, poco da dire ed aggiungere. un giorno prendero' le mie pagine, le raccogliero' e ci scrivero' sopra "in attesa di una lunga storia". e le appoggero' nel cassetto. ma prima dovro'
comprare una stampante e una cartuccia, mentre per i fogli usero' lo sponsor. ad oggi tutto riposa nei files. non saprei cosa dirti ancora... forse dovrei ringraziarti perche' alla fine quello che emerge dal tuo libro e' la difesa della passione, che esula dalla sola scrittura, e' il diritto alla passione, a manifestarsi. ora quasi quasi ti saluto e pensandoci bene questa lettera potrebbe finire in coda alla tua intervista fatta con alessandro nel prossimo numero di ihad.

un abbraccio

fabrizio






postato da gordiano | 19:42 | commenti (4)

domenica, marzo 14, 2004

Oggi ricevo questa lettera da una persona che ha comprato "Quasi quasi" e ve la posto così com'è, senza commento che si presenta bene da sola.
 
Mi sono decisa a scrivere al Foglio. Oh bella, lo avevo già fatto chiedendo informazioni sulle pubblicazioni. Ho scritto a molte case editrici per lo stesso motivo, le risposte sono più o meno sempre le stesse. Quella del signor Giordano Lupi era stata in un certo senso diversa, sembrava così furioso il signor Lupi per l'ennesima email ricevuta. Un giorno mi arriva una notizia un libro di Giordano Lupi sugli scrittori inutili, roba sui corsi di scrittura, non avevo nemmeno finito di leggere l'email del Foglio, ero incavolata in quel periodo, decisa a non leggere più dopo l'ultimo rifiuto di una casa editrice. Fanculo al mondo e agli scrittori che riescono a farsi pubblicare, cosa avranno mai più di me. A me piace quello che scrivo, nemmeno mi sembra di averlo scritto quando lo correggo. Dio che palle correggere. Insomma ignoro l'email e la cestino. Non si offenda signor Lupi, ma lei faceva parte della schiera dei pubblicati, ero furiosa anche con lei in un certo senso. Passa un po' di tempo, un paio di mesi forse e rivedo il libro in questione in una libreria di Potenza, la Ermes. Lo prendo in mano, penso che ha una copertina orribile (ora non mi si offenda il curatore della grafica mi raccomando, sono sempre troppo sincera lo so, ma in fondo meglio che raccontare palle alla Baricco.) dicevo, lo prendo in mano, valuto la grafica e lo rimetto a posto. Faccio il giro della libreria, almeno un'ora a cercare qualcosa di diverso, qualcosa con case editrici sconosciute, alla fine ritorno dal libro di Giordano Lupi. Mi domando cosa ci sia scritto lo apro, becco le pagine su Baricco. Epifania!!! Madonna, uno che in Baricco non ha visto nulla di più che un casotto di parole, non ci posso credere, mi sento già meno stupida. Non sono l'unica aspirante scrittrice idiota che non capisce Baricco. Mi sento già meglio, il libro mi diventa simpatico. La commessa mi gurda male, tocca comprarlo. Quanto costa? Beh dai 7 € me lo posso permettere. Lupi è stato con me nel viaggio di ritorno a casa. Si perché io sono nata a Napoli, vivevo a Potenza con i miei e poi mi sono trasferita in Veneto, Feltre. 1.000 Km in treno, quasi 12 ore. Mi siedo e riapro il libro. E' in gamba Lupi, dice cose che io ho pensato, lui le dice proprio bene. A metà libro mi fermo a pensare, chissà perché mi convinco che scrivere non sarà il mio mestiere, io non riuscirò mai a fare a pugni per un libro, però Lupi dice che si può. Bella la storia del divorzio. Non credevo si potesse descrivere così una cosa del genere. Brividi. Il ragazzo spagnolo, la presentazione a Modena (era Modena?) le traduzioni, l'Evento, gli imbrogli delle case editrici, le risposte, le email. La parte di Baricco poi l'ho letta tre volte, madonna e che soddisfazione. Ho letto la metà di Seta di Baricco e poi Oceano Mare, a me non sono piaciuti, specialmente Seta. Per me lasciare un libro a metà è una sconfitta. Ma Baricco lo pubblicano però. Chissà se Lupi ha letto il Signore degli Anelli. Penso di si, mi rispondo. A me non è piaciuto o almeno, mi è piaciuto come potrebbe piacermi un libro di storia e tradizioni popolari. Però spiegalo agli invasati che lo leggono in tredici lingue che se avessero letto un po' di storia a scuola sarebbe stato altrettanto interessante o palloso, poi dipende dai punti vista. Ma forse a Lupi piace, quindi per carità, cambiamo discorso. Signor Lupi, ma sta ancora leggendo questa email? Non posso crederci, però se è così mi fa piacere. Insomma Lupi si è praticamente seduto accanto e mi ha fatto compagnia fino a Roma e sì perché a metà viaggio il libro lo avevo finito. Mi sono domandata se anche lui è come me, se anche lui davanti alle lacrime di qualcuno talvolta rimane incantato cercando di "impararle" per poterle poi descrivere. Ho mandato anch'io poesie a LibroItaliano, da ridere. Avevo anche comprato la Repubblica per leggere dell'attentato a Madrid di giovedì e c'era giustappunto un nuovo annuncio. Tirando le somme, che quelle prima o poi si devono tirare, volevo ringraziare il signor Giordano Lupi, perché io dopo aver letto il suo libro sono tornata a sentirmi scrittrice. Io lo sono dentro l'anima, io lo so. Lo so perché quando scrivo qualcosa provo un brivido, quando finisco i miei racconti alle volte mi commuovo, quando qualcuno legge qualcosa di mio e sorride a me basta, basta quello per conoscere ogni verità che mi serve. Io non pesno ad altro che a scrivere, anche quando sono in negozio a lavorare come commessa, perché oggi la laurea serve a quello, dopo 6 anni di studio, la commessa devi fare per campare, ma a me non interessa, io ho la chiave perché io scrivo. C'è qualcosa di più bello che sentire le storie che si agitano dentro e urlano per venir fuori? C'è qualcosa di più dolce del sussurro che te le detta quando ti metti lì e scrivi? Le storie si scrivono da sole, noi stiamo lì ad ascoltare, gli scrittori sono quelli che ascoltano la voce di dentro e la traducono in parole. Grazie signor Lupi.
postato da gordiano | 19:19 | commenti (16)

martedì, marzo 09, 2004

Oggi ho comprato L’Espresso ché mi avevano detto c'era un'intervista a Sanguineti, pure se Sanguineti non è che mi faccia l’effetto tirami tirami stile pelo di fica, ma sono le cose che diceva che m’interessavano parecchio, pare che il grande si sia pronunciato sulle scuole di scrittura e che le abbia demolite bene bene. E allora mi leggo l’articolo, me lo divoro e arrivo al punto dove dice che le scuole di scrittura sono fabbriche di disoccupati che somigliano ai corsi di giardinaggio e di cucina dove uno prende il diplomino e poi uscito di là si deve arrangiare. Dice che vanno di moda come certe facoltà universitarie tipo scienze della comunicazione, però alla resa dei conti servono a un cazzo, la gente ne esce fuori convinta di saper fare lo scrittore ma poi col piffero che ci riesce. Grande Sanguineti, oggi mi hai fatto un uomo felice, ora voglio vedere se ti danno del cretino e del frustrato anche a te come ha fatto uno l’altra sera sul mio blog che di sicuro era amico di uno di questi personaggi squallidi che fanno le scuole di scrittura. A Sanguineti magari ci credono e la fanno finita di smaniare questi scrittorelli che il mio Quasi quasi li ha colpiti e affondati con un colpo solo nella grande battaglia navale della letteratura e allora hanno preso a bersagliarmi di ma tu chi sei per dire le cose che dici, come ti permetti, chi cazzo sei, dove credi di andare, chi vuoi convincere e via col tango. Sanguineti credo lo possa dire che le scuole di scrittura sono una colossale inculata e allora sai cosa faccio, lo prendo come punto di riferimento, come guru intellettuale, lo cito come fonte autorevole nel prossimo libro. Sanguineti conferma la mia tesi che le scuole di scrittura servono a un cazzo, salvo riempire le tasche dello scrittore che farebbe bene ad andare a lavorare nel tempo libero che gli lascia la scrittura invece di perculeggiare il prossimo con questi corsi di niente conditi di aria.

postato da gordiano | 22:37 | commenti (2)

sabato, marzo 06, 2004

E allora sono stato alla radio, che poi è facile andare alla radio nel senso che te ne stai a casa e loro ti telefonano mica occorre muoversi e andare a Roma come per la televisione, va bene che il pubblico è più modesto ma vuoi mettere la comodità che io stamani me ne stavo a scrivere il seguito di Quasi quasi e a un certo punto mi chiamano e mi fanno l'intervista. Mi hanno chiesto cosa deve fare il giovane scrittore e pure cosa non deve fare, io gliel'ho detto ma poi ho pensato che io mica lo so cosa deve o non deve fare il giovane scrittore, le cose che adesso sconsiglio io le ho fatte tutte...  Magari c'ho un po'  di esperienza e quella la posso comunicare. Una cosa della radio m'è garbata poco, che mi hanno chiamato Giordano invece che Gordiano per tutta l'intervista e io manco li ho corretti. Va be' sarà per un'altra volta...

postato da gordiano | 16:08 | commenti (10)

giovedì, marzo 04, 2004

Sabato ore 10 su Radio Due Rai nel corso della trasmissione "BOOMERANG" sarò intervistato da Flaminio Guardoni su "Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura". Se vi interessa potete ascoltarmi in diretta, ora non è che sia questa gran cosa sentirmi in diretta, però ci sono. Ve lo dico così magari se vi sintonizzate mi sento meno solo, sarà che io ci sono poco abituato ad andare in diretta sulla radio, figuratevi se mi chiamano in televisione che casino che ti stampo. Pare che Guardoni abbia definito "sfizioso" il mio librettino e ci ha trovato pure molta ironia e poca cattiveria. Quello che dico anch'io. no? Quasi quasi sino ad oggi è comparso su: La Sicilia, Tuttolibri de La Stampa, Dispenser, Decanter, Stradanove, Lamette, La Nazione e Il Tirreno. Ci sentiamo sabato sulla radio.
 
 
postato da gordiano | 16:23 | commenti (6)

Allora pare che questo libro stia piacendo, almeno dalla gente che mi scrive alla mia mail lupi@infol.it che avrò ricevuto duecento mail e quasi tutte entusiaste. La cosa migliore è che pare che chi legge si diverte e quello io volevo fare in fondo, un libro che facesse pensare ma che facesse pure piacere leggerlo, un libro che fosse anche letteratura con la elle molto minuscola. Certo, c'è anche a chi non piace e quelli si lamentano duro, lo vorrebbero mettere al rogo questo libro, ma il rogo non è mai servito, nemmeno con le streghe, figuriamoci con un libro, che male vi fa? Sono contento pure della stampa, che ne ha parlato bene La Sicilia, Tuttolibri, La Nazione, Il Tirreno e adesso Selezione dal Readers Digest ne pubblica un capitolo saggio, che mi ha scritto la redattrice di Selezione ha detto che ha letto il libro e si è sganasciata dalle risate. L'ho pure presentato in Osteria al Fondo Boccardi, abbiamo fatto una mangiata di tortelli maremmani e una bevuta di vino rosso massetano che non vi dico. Va bene, andiamo avanti allora. Tanto per dire adesso sto scrivendo il seguito che di cose da dire me ne sono rimaste parecchie nel computer e allora pensavo a una cosa tipo "Quasi quasi faccio un corso di letteratura italiana contemporanea". Che ne dite?

postato da gordiano | 08:06 | commenti (5)

lunedì, marzo 01, 2004

Mi riferisce Mauro Smocovich, un autore del Foglio che ha pubblicato un noir parecchio bello intitolato "Non è per niente divertente", un libro geniale e innovatore che ha venduto poco solo perchè noi non siamo un editore inserito nelle logiche di mercato ma che vale parecchio di più di tanti noir e gialletti da quattro soldi editi da Mondofeltrinelleinaudi, che Giulio Mozzi ha detto delle cose su di me e sul Foglio nel suo blog che trovate a www.giuliomozzi.com. Questo dice Giulio Mozzi: "Ma, non so che dire. A me Gordiano Lupi sta simpatico. Non mi sembra un gran narratore. Mi pare che abbia una visione del mondo editoriale un tantino manichea. Credo che alcuni comportamenti di Gordiano Lupi siano un po' autolesionisti. Il brano da "Quasi quasi..." è esattamente quel che sembra: un'invenzione basata su un fatto veramente accaduto". Pure a me Giulio Mozzi sta simpatico e adesso più che mai che in questo mondo editoriale fatto di gente permalosa almeno lui ha capito lo spirito del libro e l'ironia che c'è alla base e poi di fatto credo abbia compreso che bene o male di certi autori ne parlo e quindi alla fin dei conti conviene pure a loro, credo. Io a Giulio Mozzi gli ho spedito "Dammi Spazio" come editore del Foglio e lui ne ha parlato, è stato molto professionale e almeno su tre autori siamo stati d'accordo io e Giulio Mozzi, abbiamo appurato che Dadati, Mercadante e Motta sono bravi. Per me è parecchio bravo anche Malabaila, forse il migliore dell'antologia non me ne vogliano gli altri che il suo racconto è proprio stupendo, e pure Ghiraldo è uno che ha parecchia stoffa. Ma lo dico da editore - lettore, lo so che io non ho mica niente a che spartire con la narratologia, io non capisco una mazza di narrazione come ha detto qualcuno, io sono uno sfigato che spamma. E infatti mica me la prendo se Mozzi dice che non sono un grande narratore, mica ho mai detto di esserlo, non sono arrogante come dice qualcuno pure in questo blog, io sono uno che ha la passione di scrivere e che scrive tanto, qualcosa meglio, qualcosa peggio, tutto qui. Scrivo perchè mi piace e non ci faccio una lira da quello che scrivo. E me ne vanto. Scrivo saggi sul cinema di Deodato perchè mi piace da impazzire. Scrivo su Joe D'Amato perchè mi sono visto tutti i film di Joe D'Amato. Scrivo di Cuba perchè amo Cuba. Sono una persona libera che scrive horror perchè l'horror mi è sempre piaciuto, mica cavalco le mode. I grandi narratori sono un'altrra cosa da Gordiano Lupi e pure da Giulio Mozzi, con tutto il rispetto. I grandi narratori sono quelli che scrivono pezzi come quello che ho copiato nel blog di ieri sera, sono Antonio Tabucchi che ha scritto un capolavoro con "Tristano muore". Ecco quando leggo un libro come quello mi viene da dire: cazzo, ma io cosa scrivo a fare. Meno male che poi ogni tanto mi capita tra le mani Aldo Nove...

postato da gordiano | 08:02 | commenti (4)